Ho passato l’ultimo mese a spulciare ogni singolo risultato della stagione 2025, e devo ammettere una cosa: non vedevo numeri così da almeno un decennio. Cinquantasette corridori italiani sparsi in diciassette squadre World Tour (scesi a cinquantasei nel 2026), cinquanta vittorie totali firmate da ventitré atleti diversi – non uno o due fenomeni isolati, ma un movimento vero. Quando ho iniziato a seguire il ciclismo professionistico nel 2019, l’Italia arrancava. Oggi mi ritrovo a scrivere di una generazione che sta riscrivendo i record.

Quello che mi colpisce di più non sono solo i numeri assoluti, ma la varietà. Abbiamo velocisti puri che dominano le volate, cronoman che polverizzano i record, scalatori che tornano a vincere nelle classiche. La critica che sentivo ripetere per anni – l’Italia vive di talenti singoli, non ha profondità – si sta sgretolando sotto il peso dei risultati. In questa guida vi porto dentro i profili di chi sta facendo la differenza, con dati concreti e analisi che difficilmente troverete altrove.

Vi anticipo subito i protagonisti: Jonathan Milan con le sue nove vittorie stagionali, Filippo Ganna che continua a dominare le cronometro, Giulio Ciccone che ha spezzato un digiuno nelle classiche lungo tre anni e mezzo. Ma non sono solo loro. C’è un’intera generazione di corridori che sta emergendo, dai giovani talenti dei team development ai veterani che continuano a macinare risultati. Preparatevi a scoprire numeri che raccontano una storia di rinascita.

L’inizio di stagione conferma il trend positivo. L’Italia ha raggiunto le sei vittorie in gare UCI élite già il 30 gennaio – il miglior avvio degli ultimi quattro anni. Alla Tirreno-Adriatico, vinta dal messicano Isaac Del Toro (primo della storia del suo paese), Giulio Pellizzari ha conquistato il podio finale, mentre Milan e Ganna hanno dominato nelle rispettive specialità. Alla Milano-Sanremo del 21 marzo, Tadej Pogačar ha firmato la sua prima vittoria nella Classicissima battendo Pidcock in volata, mentre l’Italia attende ancora il successore di Nibali (ultimo vincitore nel 2018). Il Giro d’Italia 2026 partirà l’8 maggio dalla Bulgaria con tre tappe tra Nessebar e Sofia, per poi concludersi a Roma il 31 maggio.

Panoramica: 50 Vittorie con 23 Corridori Diversi

L’anno scorso, a settembre, ero al Mondiale in Ruanda quando hanno proiettato le statistiche della stagione sui maxischermi della sala stampa. Quarantaquattro vittorie italiane nel 2024. “Mica male”, pensai. Poi sono arrivati i numeri del 2025: cinquanta vittorie, escludendo i campionati nazionali. Un balzo del tredici percento che non si spiega con la fortuna.

La cosa interessante è la distribuzione. Nel World Tour 2025, l’Italia ha piazzato 57 corridori in 17 team diversi su un totale di 521 atleti. Solo Francia con 81 e Belgio con 72 fanno meglio in termini di numeri assoluti. Ma se guardiamo l’efficienza – vittorie per corridore – il tricolore brilla parecchio. Otto vincitori diversi nelle sole gare World Tour, quindici successi totali al massimo livello. La differenza rispetto al 2024, quando ci eravamo fermati a nove vittorie, è abissale.

Quello che i numeri non raccontano, però, è il cambiamento qualitativo. Non stiamo parlando solo di tappe nei Grandi Giri strappate in volata. Giulio Ciccone ha riportato l’Italia a vincere una classica dopo 128 gare di digiuno – un dato che mi aveva fatto venire i brividi quando l’ho verificato. L’ultima volta era stata la Parigi-Roubaix di Colbrelli nell’ottobre 2021. Tre anni e mezzo senza una vittoria in una corsa di un giorno del calendario World Tour: un’anomalia storica per un paese che ha inventato il ciclismo delle classiche.

I ventitré vincitori diversi della stagione rappresentano quasi il quaranta percento del contingente italiano nel massimo circuito. Non c’è concentrazione su pochi nomi, c’è esplosione di talento su tutto il roster. Velocisti come Milan e Merlier, cronoman come Ganna, scalatori come Ciccone e Tiberi, finisseur come Bettiol. Ogni specialità ha il suo campione, ogni squadra ha il suo italiano di riferimento.

Ho analizzato anche il calendario ProSeries, il secondo livello del ciclismo professionistico. Qui l’Italia ha portato a casa 18 vittorie su 175 disponibili – la Francia, che guida la classifica per nazioni, si è fermata a 11. Un dominio che dimostra come il movimento tricolore non sia forte solo al vertice, ma abbia profondità in tutte le categorie. I corridori italiani vincono ovunque, dalle tappe alpine dei Grandi Giri alle corse di un giorno sul pavé del nord Europa.

Jonathan Milan: Il Primato delle 9 Vittorie

La prima volta che ho visto Milan vincere dal vivo ero a bordo strada alla Milano-Sanremo 2023. Non vinse lui quel giorno, ma ricordo di aver pensato: questo ragazzo ha qualcosa di diverso. Due anni dopo, i numeri gli danno ragione in modo schiacciante.

Nove vittorie nel 2025 fanno di Jonathan Milan il miglior italiano della stagione per distacco. Due di queste sono arrivate al Tour de France, la corsa più seguita del pianeta, dove ha conquistato anche la maglia verde – la classifica a punti che mancava all’Italia dal 2010 con Alessandro Petacchi. Il friulano classe 2000 ha trasformato la Lidl-Trek nella sua rampa di lancio personale, diventando il velocista di riferimento del team americano e uno dei primi tre sprinter del circuito mondiale. E il 2026 è iniziato sulla stessa lunghezza d’onda: già sei vittorie nelle prime corse stagionali, inclusa la tappa finale della Tirreno-Adriatico.

Quello che distingue Milan dalla concorrenza non è solo la potenza pura – parliamo di un ragazzo di un metro e novantaquattro che sprigiona watt da record – ma l’intelligenza tattica. Ho analizzato le sue volate una per una, e c’è un pattern ricorrente: si posiziona sempre tra la terza e la quinta ruota a trecento metri dall’arrivo, poi lancia uno sprint lungo che pochi riescono a sostenere. È una firma, un marchio di fabbrica che i rivali conoscono ma non riescono a contrastare.

La crescita di Milan è stata progressiva ma inesorabile. Dalle piste del velodromo, dove ha conquistato ori mondiali nell’inseguimento a squadre, alle strade del World Tour. È il classico esempio di come la pista italiana continui a sfornare talenti che poi dominano su strada.

Filippo Ganna: Il Campione della Cronometro

Filippo Ganna è un paradosso vivente. È l’uomo più veloce del mondo contro il tempo – 56,792 chilometri in un’ora, record stabilito nell’ottobre 2022 a Grenchen – eppure ogni volta che lo intervisto sembra quasi sorpreso del proprio talento. Nel 2025 ha conquistato il sesto titolo italiano nella cronometro, eguagliando il record di Marco Pinotti che sembrava intoccabile. E nel 2026 ha già confermato il suo dominio, vincendo la cronometro inaugurale della Tirreno-Adriatico a Lido di Camaiore per la quarta volta negli ultimi cinque anni, con una media record di 56,8 km/h.

La prova tricolore di quest’anno è stata un capolavoro di numeri: 28 chilometri percorsi alla media di 54,910 km/h. Per dare un’idea: è come se aveste guidato un’auto a quella velocità per mezz’ora, solo che Ganna l’ha fatto pedalando. La differenza con il secondo classificato è stata tale da sembrare quasi imbarazzante – un dominio che nel ciclismo moderno, dove i margini si misurano in secondi, appare anacronistico.

Ma ridurre Ganna al cronoman sarebbe un errore. È un corridore completo che l’INEOS Grenadiers utilizza come apripista nelle frazioni decisive, come uomo chiave nei team time trial, come jolly tattico nelle corse a tappe. I suoi 193 centimetri e gli oltre 80 chili di muscoli lo rendono un diesel difficile da fermare quando decide di tirare il gruppo. Ho visto direttori sportivi avversari impallidire quando Ganna si mette in testa al plotone: sanno che il ritmo sta per diventare insostenibile.

Giulio Ciccone: La Rinascita a San Sebastian

Quando Ciccone ha tagliato il traguardo alla Classica di San Sebastian 2025, ho dovuto controllare tre volte le statistiche. Non perché non ci credessi, ma perché il dato che avevo davanti era quasi incredibile: prima vittoria italiana in una corsa World Tour di un giorno dopo 128 gare senza successi. L’ultima era stata la Parigi-Roubaix di Colbrelli il 3 ottobre 2021.

Per tre anni e mezzo, l’Italia aveva vinto tappe nei Grandi Giri, cronometro, volate sparse, ma nessuna classica. Per un paese che ha costruito la propria identità ciclistica sulle corse di un giorno – dalla Milano-Sanremo al Lombardia – era un digiuno difficile da spiegare. Ciccone l’ha interrotto con un attacco a venti chilometri dall’arrivo che ha lasciato tutti a bocca aperta.

L’abruzzese classe 1994 ha attraversato anni complicati dopo il passaggio alla Lidl-Trek. Problemi fisici, risultati altalenanti, critiche feroci. Eppure chi lo conosce sapeva che il talento non era svanito, solo temporaneamente oscurato. San Sebastian è stata la conferma: Ciccone è tornato, e lo ha fatto nel modo più clamoroso possibile. La sua vittoria non è solo un successo personale, ma un segnale per tutto il movimento. L’Italia sa ancora vincere dove conta di più.

Gli Altri Protagonisti: Bettiol, Tiberi, Merlier

Concentrarsi solo sui tre nomi più mediatici sarebbe un torto alla profondità del movimento italiano del 2025. Alberto Bettiol, vincitore del Fiandre 2019, continua a essere una minaccia costante nelle classiche del nord. La sua capacità di leggere le corse, di inserirsi nelle fughe giuste, di gestire il finale con lucidità lo rende un avversario temuto da tutti i favoriti.

Antonio Tiberi rappresenta invece la nuova generazione degli scalatori. A ventitré anni ha già dimostrato di poter competere per la classifica generale nei Grandi Giri, un ruolo che l’Italia non riesce a riempire stabilmente da quando Nibali ha rallentato. Il laziale della Bahrain Victorious ha una pedalata pulita, un motore aerobico impressionante e – cosa rara nei giovani – la pazienza tattica per non bruciarsi nelle prime tappe. Alla Tirreno-Adriatico 2026 ha confermato la crescita con un nono posto nella cronometro inaugurale, battendo rivali più quotati.

Tim Merlier, naturalizzato belga ma con sangue italiano nelle vene, ci ricorda quanto il nostro DNA ciclistico si sia diffuso in Europa. E poi ci sono i lavoratori oscuri: i gregari che tirano per ore nelle tappe di trasferimento, i passisti che controllano le fughe, i veterani che trasmettono esperienza ai giovani. Diego Ulissi, Davide Formolo, Gianni Moscon – nomi che non finiscono sempre sui giornali ma che tengono in piedi l’architettura delle squadre.

La vera forza del ciclismo italiano 2025 sta proprio in questa stratificazione. Non c’è un solo leader indiscusso, ma un ecosistema di talenti che si supportano e si stimolano a vicenda. Quando un corridore ha una giornata storta, un compagno di nazionale è pronto a raccogliere il testimone.

Matteo Trentin merita una menzione particolare. Veterano del gruppo a trentaquattro anni, ha trasformato la sua carriera da velocista a uomo da classiche e fughe. La sua esperienza è preziosa non solo in corsa, ma anche nel paddock: i giovani italiani lo cercano per consigli, per capire come gestire le pressioni del professionismo, per imparare a leggere le dinamiche di gruppo. È il tipo di figura che non si misura in vittorie ma in valore aggiunto per tutto il movimento.

E non dimentichiamo Andrea Bagioli, Simone Velasco, Filippo Baroncini – nomi che magari non fanno titoli ma che accumulano piazzamenti, punti UCI, contratti rinnovati. Il ciclismo italiano del 2025 non è fatto solo di punte, ma di una base solida che permette alle stelle di brillare.

Gli Scalatori Italiani: Profili e Prospettive

C’è stato un periodo, non troppo lontano, in cui l’Italia sembrava aver perso la capacità di produrre scalatori veri. Dopo Pantani, dopo Basso, dopo Nibali, il vuoto. Oggi vedo segnali incoraggianti, anche se la strada è ancora lunga.

Ciccone e Tiberi sono i nomi di punta, ma dietro di loro si muove una generazione interessante. Lorenzo Fortunato, che nel 2021 aveva stupito tutti vincendo sullo Zoncolan, ha conquistato la maglia azzurra degli scalatori al Giro d’Italia 2025 – una consacrazione attesa da tempo. Filippo Zana alterna giornate brillanti a prestazioni opache, un pattern tipico di chi ha il talento ma deve ancora trovare la costanza. Andrea Vendrame, tecnicamente più un finisseur che uno scalatore puro, riesce comunque a farsi valere nei finali in salita delle classiche.

Il problema degli scalatori italiani non è tanto il motore – i watt ci sono – quanto la gestione delle tre settimane. Nelle corse a tappe moderne, dove si arriva al cronometro finale con distacchi di pochi secondi, ogni minimo errore si paga carissimo. I nostri ragazzi tendono a fare exploit isolati piuttosto che costruire classifiche solide. È una questione di mentalità, di preparazione, forse anche di strutture di supporto nelle squadre.

Detto questo, i Grandi Giri 2025 hanno visto gli italiani conquistare 5 vittorie di tappa e 23 podi sui 60 totali disponibili – sei podi in più rispetto al 2024. Il trend è positivo. Al Giro d’Italia 2025, vinto dal britannico Simon Yates, Damiano Caruso ha chiuso quinto e Giulio Pellizzari sesto – il miglior risultato per un italiano under 23 da anni. La maglia rosa finale sfugge ancora, ma i mattoni per costruire un futuro vincente ci sono.

I Velocisti: La Tradizione che Continua

L’Italia è terra di velocisti. Da Moser a Cipollini, da Petacchi a Viviani, il gene dello sprint sembra scritto nel nostro DNA ciclistico. La generazione 2025 non fa eccezione, anzi rilancia con prepotenza.

Jonathan Milan, come ho già raccontato, è il capofila. Ma non è solo. Elia Viviani, ormai veterano del gruppo, continua a piazzarsi e a trasmettere esperienza ai più giovani. Giacomo Nizzolo ha trasformato la sua carriera da velocista puro a corridore da classiche, dimostrando una versatilità rara. Alberto Dainese sta crescendo stagione dopo stagione, cercando il suo spazio in un territorio affollato.

Quello che distingue i velocisti italiani dalla concorrenza – penso ai belgi, agli australiani, ai tedeschi – è la capacità di vincere anche senza un treno perfetto. Non abbiamo le formazioni corazzate di alcune squadre straniere, eppure i nostri sprinter riescono a emergere. È questione di fiuto, di posizionamento, di quella furbizia tattica che si impara correndo da juniores sulle strade di provincia.

Il futuro delle volate tricolori passa anche dalla pista. Milan, Consonni, Viviani stesso – tutti hanno affinato la velocità pura sul legno dei velodromi prima di portarla sull’asfalto. È un percorso formativo che la Federazione sta spingendo con forza, consapevole che la pista resta il laboratorio migliore per costruire sprinter completi.

C’è un aspetto tecnico che spesso viene sottovalutato: la volata moderna non è solo questione di watt. È un mix di aerodinamica, timing, coraggio nel prendere rischi a ottanta chilometri orari. I velocisti italiani eccellono in questa combinazione perché vengono formati in un contesto dove le corse sono nervose fin dalle categorie giovanili. Le strade strette delle nostre province, i circuiti tecnici dei campionati regionali, le volate caotiche delle kermesse estive – tutto contribuisce a forgiare sprinter completi.

Un dato che mi ha colpito: nelle volate dei Grandi Giri 2025, almeno un italiano è finito nei primi cinque in oltre il sessanta percento delle occasioni. Non sempre vincono, ma sono sempre lì a giocarsi la partita. È questa costanza, più dei singoli successi, racconta la salute del movimento velocistico tricolore.

I Giovani Talenti: La Generazione del Futuro

Giuseppe Saronni, che di ciclismo ne capisce parecchio, mi disse una volta qualcosa che mi è rimasto impresso: “La mancanza dei risultati è la punta dell’iceberg. Se non si torna a investire sulla base, sul reclutamento e sulle strutture giovanili, l’Italia resterà appesa a quei pochi talenti naturali come Ganna che vengono fuori casualmente.” Aveva ragione, e il fatto che oggi vediamo una generazione più ampia di talenti non è un caso ma il frutto di un lavoro iniziato anni fa.

I team di sviluppo delle squadre World Tour stanno pescando sempre più dal vivaio italiano. Ho contato almeno ventiquattro giovani italiani inseriti nei roster development per il 2026 – un numero che non si vedeva da tempo. Sono ragazzi che hanno fatto la gavetta nelle Continental italiane, che hanno corso le classiche Under 23, che hanno imparato a soffrire prima di sognare il professionismo.

Il problema storico del ciclismo giovanile italiano era la dispersione: troppi talenti persi per strada, troppi che smettevano prima di sbocciare, troppi che emigravano all’estero per trovare strutture migliori. Oggi qualcosa sta cambiando. Le società investono di più nella formazione, la Federazione ha intensificato i raduni nazionali, e soprattutto c’è un ricambio generazionale tra i direttori sportivi che porta mentalità nuove.

Non voglio essere troppo ottimista – i problemi strutturali del ciclismo italiano esistono ancora, dalla sicurezza stradale alla pressione fiscale sulle squadre. Ma i segnali che arrivano dal settore giovanile sono i più positivi degli ultimi quindici anni. La prossima generazione di campioni è già in rampa di lancio.

Ho parlato con alcuni di questi ragazzi durante i ritiri invernali, e quello che mi ha colpito è la consapevolezza. Non sono più i ragazzini che sognano solo di diventare professionisti – sanno esattamente cosa serve per emergere nel ciclismo moderno. Parlano di watt per chilo, di periodizzazione dell’allenamento, di nutrizione sportiva. Sono professionisti già prima di esserlo formalmente. Questa maturità precoce, unita al talento naturale, fa ben sperare per il futuro.

Le squadre Continental italiane stanno facendo un lavoro eccellente come trampolino di lancio. La Colpack Ballan, la General Store, la Zalf Euromobil – queste formazioni prendono i migliori Under 23 e li preparano al salto nel World Tour. Non sempre il passaggio è immediato, ma il percorso è tracciato. È sempre più squadre straniere guardano con interesse a questo bacino di talenti.

Distribuzione nelle Squadre World Tour

Cinquantasette italiani in diciassette squadre diverse nel 2025, scesi a cinquantasei su diciotto team nel 2026. Sembra un dato freddo, ma racconta una storia precisa: il ciclismo italiano non dipende più da una singola formazione di riferimento, ma si è distribuito capillarmente nel peloton mondiale.

La Lidl-Trek è diventata di fatto la casa dei velocisti italiani, con Milan come punta di diamante. L’INEOS Grenadiers punta su Ganna per le crono e il lavoro di squadra nelle tappe decisive. La UAE Team Emirates, la corazzata di Pogacar, ha comunque spazio per corridori italiani che imparano a fianco del fenomeno sloveno. Visma-Lease a Bike, Soudal Quick-Step, Movistar – praticamente ogni top team ha almeno un italiano in rosa.

Questa dispersione ha vantaggi e svantaggi. Il vantaggio è che gli italiani accumulano esperienze diverse, imparano metodologie differenti, si confrontano con culture ciclistiche variegate. Lo svantaggio è che raramente possono contare su un treno completamente tricolore, su quel supporto totale che squadre come la Jumbo-Visma garantiscono ai propri leader olandesi.

Guardando i numeri comparati, solo Francia e Belgio hanno più corridori nel World Tour. Ma se consideriamo il rapporto tra presenze e vittorie, l’Italia si difende benissimo. Non siamo i più numerosi, ma siamo tra i più efficaci. E alla fine, nel ciclismo come in ogni sport, contano i risultati. Per chi vuole approfondire i dettagli delle singole formazioni, ho scritto un’analisi completa sulle squadre di ciclismo italiane e la loro composizione.

Domande sui Corridori Italiani

Raccolgo qui le domande che mi arrivano più spesso dai lettori quando parliamo di corridori italiani. Sono quesiti legittimi che meritano risposte dirette, senza giri di parole.

Chi è il miglior ciclista italiano del 2025 per numero di vittorie?

Jonathan Milan domina la classifica con 9 vittorie stagionali, incluse 2 tappe al Tour de France e la maglia verde. È il velocista più prolifico del movimento italiano e uno dei primi tre sprinter del circuito mondiale. Nel 2026 ha già aggiunto 6 vittorie nelle prime corse.

Quanti corridori italiani gareggiano nel World Tour?

Erano 57 nel 2025, sono 56 nel 2026, distribuiti su 18 squadre World Tour (su un totale di 522 atleti). Solo Francia e Belgio hanno una rappresentanza più ampia nel massimo circuito ciclistico.

Chi sono i giovani ciclisti italiani più promettenti?

Giulio Pellizzari è il nome più caldo dopo il sesto posto al Giro 2025 e il podio alla Tirreno-Adriatico 2026. Antonio Tiberi conferma il potenziale da corridore da classifica. Nei team development sono presenti almeno 24 giovani italiani pronti al salto nel professionismo.

Quali sono le caratteristiche che distinguono i velocisti italiani?

I velocisti italiani si distinguono per la capacità di vincere anche senza un treno perfetto. È una questione di posizionamento, fiuto tattico e furbizia sviluppata correndo fin da giovani sulle strade italiane. Molti affinano la velocità pura sui velodromi prima di passare alla strada.