Il 13 maggio 1909, alle 2:53 del mattino, 127 corridori partirono da Milano per quella che sarebbe diventata la più grande avventura ciclistica italiana. Otto tappe, 2.448 chilometri attraverso strade sterrate e polverose, montagne ancora coperte di neve, pianure battute dal vento. Il primo Giro d’Italia nasceva così, nel buio della notte milanese, senza sapere che stava scrivendo la prima pagina di una storia che avrebbe attraversato oltre un secolo di sport e di passione italiana.

Il Contesto Storico: L’Italia del 1909

L’Italia del 1909 era un Paese giovane, unificato politicamente da meno di cinquant’anni, ancora alla ricerca di una identità condivisa che andasse oltre le differenze regionali. Le differenze economiche e culturali tra Nord e Sud erano enormi e spesso fonte di tensioni, le infrastrutture stradali e ferroviarie ancora scarse e mal distribuite, l’analfabetismo diffuso soprattutto nelle campagne. In questo contesto complesso, lo sport rappresentava uno dei pochi linguaggi comuni accessibili a tutti, capace di unire popolazioni diverse sotto gli stessi colori nazionali.

La bicicletta era il mezzo di trasporto del popolo, accessibile a chi non poteva permettersi cavalli o automobili. Le corse ciclistiche attiravano folle enormi, che si assiepavano lungo le strade per vedere passare i corridori. Il ciclismo era già uno sport popolare, e l’idea di una grande corsa che attraversasse l’Italia aveva un potenziale enorme.

La Gazzetta dello Sport, fondata nel 1896, cercava un evento che potesse competere con il Tour de France, nato nel 1903 e diventato subito un successo. Il direttore Eugenio Camillo Costamagna e il giornalista Armando Cougnet furono gli artefici del progetto, convincendo editori e sponsor a investire in questa impresa ambiziosa.

La Gazzetta e l’Organizzazione

Organizzare il primo Giro d’Italia fu un’impresa titanica. Le strade italiane erano per lo più sterrate, i percorsi di montagna appena tracciati, i rifornimenti lungo il percorso da organizzare da zero. La Gazzetta dello Sport investì risorse enormi per l’epoca, scommettendo tutto sul successo della corsa.

Il regolamento prevedeva otto tappe, con partenze notturne per permettere ai corridori di arrivare prima del tramonto. I premi in denaro erano significativi per l’epoca, attirando i migliori corridori italiani e alcuni stranieri. Il montepremi totale superava le 25.000 lire, una fortuna per quei tempi.

La promozione fu capillare. La Gazzetta dedico pagine intere alla corsa nelle settimane precedenti, creando aspettativa e curiosita. I giornalisti furono mandati lungo il percorso per raccontare le condizioni delle strade e intervistare le popolazioni locali. Un’operazione mediatica avanzatissima per il 1909.

La Gara: 8 Tappe e 2.448 km

Il percorso del primo Giro partiva da Milano e toccava le principali città italiane: Bologna, Chieti, Napoli, Roma, Firenze, Genova, Torino, per tornare a Milano. Un anello che abbracciava la penisola, mostrando l’Italia ai suoi stessi abitanti attraverso la bicicletta.

Le tappe erano lunghissime per gli standard moderni, quasi inconcepibili per i corridori di oggi. La prima tappa, Milano-Bologna, copriva ben 397 chilometri da percorrere in una sola giornata. I corridori partivano nel cuore della notte e pedalavano per oltre quindici ore consecutive, affrontando strade dissestate e polverose, forature continue che richiedevano riparazioni sul posto, condizioni meteorologiche imprevedibili che potevano cambiare radicalmente nel corso della giornata. Solo i più resistenti fisicamente e mentalmente potevano sperare di arrivare al traguardo.

Dei 127 partenti, solo 49 completarono tutte le otto tappe. Il tasso di abbandono racconta le difficoltà dell’impresa: forature, cadute, esaurimento fisico, problemi meccanici irrisolvibili con i mezzi dell’epoca. Finire il Giro era già una vittoria, indipendentemente dal piazzamento.

Luigi Ganna: Il Primo Vincitore

Luigi Ganna, corridore varesino di ventisette anni con già diverse vittorie importanti alle spalle, vinse il primo Giro d’Italia con un vantaggio di oltre undici minuti sul secondo classificato Carlo Galetti. Un dominio costruito tappa dopo tappa con pazienza e determinazione, grazie a una regolarità di rendimento che gli avversari non riuscirono in alcun modo a eguagliare.

Ganna era un corridore completo e versatile, capace di brillare sia nelle lunghe tappe di pianura che sulle salite di montagna ancora appena tracciate. La sua preparazione era meticolosa e innovativa per l’epoca: allenamenti quotidiani programmati con cura, attenzione scrupolosa all’alimentazione e al recupero, studio approfondito dei percorsi prima delle gare. Un professionista ante litteram in un mondo ancora dominato da dilettanti che correvano per passione più che per mestiere.

La vittoria gli portò fama e ricchezza. Il premio in denaro cambiò la sua vita, e la notorietà gli aprì le porte a sponsorizzazioni e ingaggi per le corse successive. Ganna diventò un simbolo, il primo di una lunga serie di campioni che il Giro avrebbe consacrato.

L’Eredità del Primo Giro

Il successo del primo Giro superò ogni aspettativa degli organizzatori e degli scettici. Le folle entusiaste che si radunarono lungo tutto il percorso dimostrarono in modo inequivocabile l’appetito degli italiani per questo nuovo e avvincente spettacolo sportivo. La Gazzetta dello Sport vide aumentare significativamente le vendite durante le settimane della corsa, gli sponsor furono più che soddisfatti del ritorno di immagine, e la decisione di replicare l’evento l’anno successivo fu presa immediatamente senza alcuna esitazione.

Il Giro del 1909 stabilì un modello che sarebbe stato perfezionato negli anni successivi. L’idea di attraversare l’Italia, di toccare regioni diverse, di creare un evento nazionale che unisse il Paese restò il cuore della corsa. Un DNA che il Giro conserva ancora oggi.

Quei 127 pionieri coraggiosi che partirono nel buio della notte milanese non potevano minimamente immaginare cosa sarebbe diventato il Giro d’Italia nei decenni e nei secoli a venire. Oltre un secolo dopo quella partenza storica, la corsa rosa continua a percorrere le strade italiane ogni maggio, portando con sé l’eredità preziosa di quella prima, avventurosa edizione. Una tradizione gloriosa che si rinnova anno dopo anno, mantenendo vivo lo spirito di quei giorni lontani e onorando la memoria di chi per primo osò sognare una corsa attraverso l’Italia.

Il Primo Giro e l’Italia di Oggi

Nel 2026, a oltre centosedici anni da quella prima edizione storica, il Giro d’Italia mantiene intatto il suo legame con le origini. Ogni maggio, quando il gruppo parte per le tre settimane di corsa, gli organizzatori ricordano Luigi Ganna e quei pionieri che resero possibile tutto questo. Le celebrazioni del centenario nel 2009 hanno riportato l’attenzione sulla prima edizione, con eventi commemorativi lungo il percorso originale del 1909 e una tappa rievocativa che ripercorse le strade storiche.

La Gazzetta dello Sport, ancora oggi organizzatrice della corsa attraverso RCS Sport, conserva gelosamente gli archivi di quella prima edizione. Fotografie sbiadite in bianco e nero, articoli ingialliti dal tempo, documenti di iscrizione dei corridori: un patrimonio documentario che viene periodicamente esposto e digitalizzato per le nuove generazioni. Il museo del Giro d’Italia a Milano dedica un’intera sezione permanente al 1909, permettendo ai visitatori di immergersi nelle atmosfere di quell’epoca pionieristica e di comprendere le difficoltà affrontate dai primi corridori.

Il confronto tra il primo Giro e l’edizione 2025 rivela quanto il ciclismo sia cambiato, ma anche quanto alcune cose siano rimaste identiche. Le biciclette oggi pesano meno di sette chili contro i dodici o più del 1909, i materiali sono passati dall’acciaio pesante alla fibra di carbonio ultraleggera, i cambi elettronici hanno sostituito le leve meccaniche. Eppure la fatica resta la stessa nelle gambe dei corridori, la passione del pubblico lungo le strade non è diminuita di un grammo, e il sogno di vincere il Giro continua a bruciare nel cuore di ogni ciclista professionista esattamente come bruciava in quello di Luigi Ganna quella notte di maggio del 1909.

La Federazione Ciclistica Italiana ha istituito un premio speciale intitolato ai pionieri del primo Giro, assegnato ogni anno al corridore italiano che meglio incarna i valori di tenacia, coraggio e sportività che caratterizzarono quella prima, indimenticabile edizione. Un riconoscimento che lega idealmente il presente glorioso al passato eroico, ricordando che il ciclismo italiano di oggi affonda le sue radici in quella notte milanese del 13 maggio 1909.

Chi ha vinto il primo Giro d"Italia?

Luigi Ganna, corridore varesino di 27 anni, vinse il primo Giro d"Italia nel 1909 con oltre 11 minuti di vantaggio sul secondo classificato, imponendosi grazie a una regolarità superiore sulle otto tappe.

Quanti km aveva il primo Giro d"Italia?

Il primo Giro d"Italia del 1909 si sviluppò su 2.448 chilometri divisi in otto tappe, con partenza e arrivo a Milano. Dei 127 partenti, solo 49 completarono l"intera corsa.