Tre anni fa ho attraversato la Toscana in bicicletta, da Firenze a Siena, passando per le strade bianche del Chianti. Al termine di ogni giornata, gli agriturismi erano pieni di ciclisti — tedeschi, olandesi, americani, e sempre più italiani. Non era un caso isolato: stavo assistendo a una rivoluzione silenziosa che ha trasformato il cicloturismo in un pilastro dell’economia turistica italiana. I numeri del 2025 lo confermano: 49 milioni di presenze e un impatto economico che sfiora i 6,4 miliardi di euro. Un settore che vale oggi più del turismo crocieristico e che continua a crescere anno dopo anno.

I Numeri del Cicloturismo: 49 Milioni di Presenze

Quando ho iniziato a occuparmi di ciclismo, il cicloturismo era una nicchia per appassionati. Oggi è un fenomeno di massa che coinvolge milioni di persone. I dati raccolti da Isnart-Unioncamere e Legambiente nel rapporto “Viaggiare con la bici 2026” parlano chiaro: quasi 49 milioni di pernottamenti legati al turismo in bicicletta, un numero che rivaleggia con quello delle località balneari tradizionali.

La crescita non è stata lineare ma esponenziale, soprattutto dal 2020 in poi. La pandemia ha accelerato un trend già in atto, spingendo milioni di persone a riscoprire la bicicletta come mezzo di spostamento e di svago. E una volta provato il piacere di esplorare il territorio su due ruote, molti non sono più tornati indietro. L’effetto economico complessivo — considerando alloggi, ristorazione, noleggi, guide, manutenzione e acquisti — raggiunge i 6,4 miliardi di euro annui, una cifra che posiziona il cicloturismo tra i settori turistici più dinamici del Paese.

Quello che mi colpisce di più è la distribuzione geografica. Non sono solo le regioni tradizionalmente ciclistiche come Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna a beneficiarne. Puglia, Sicilia, Sardegna stanno emergendo come destinazioni di primo piano, dimostrando che il cicloturismo può essere un motore di sviluppo anche per il Mezzogiorno.

Il Profilo del Cicloturista Italiano

Ho avuto modo di incontrare centinaia di cicloturisti durante i miei viaggi, e il profilo è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Il dato che mi ha sorpreso di più nel rapporto 2025? La quota femminile ha raggiunto il 47,1%, con un incremento di 17 punti percentuali rispetto al 2024. Non è più uno sport solo per uomini di mezza età con la passione per il carbonio. Le donne stanno scoprendo il cicloturismo come forma di viaggio lento, sostenibile e appagante.

Anche l’età si è diversificata. La Generazione Z rappresenta ormai il 17,3% dei cicloturisti italiani — ragazzi e ragazze tra i 18 e i 28 anni che preferiscono le due ruote all’auto per esplorare il territorio. Il 60% di loro organizza il viaggio interamente online, utilizzando app dedicate per pianificare itinerari, trovare alloggi bike-friendly e condividere esperienze sui social.

La tipologia di viaggio varia enormemente. C’è chi affronta traversate impegnative di più giorni lungo le grandi ciclovie nazionali, e chi preferisce escursioni giornaliere partendo da una base fissa. L’e-bike ha democratizzato l’accesso, permettendo anche a chi non ha preparazione atletica di affrontare percorsi collinari senza trasformare la vacanza in una sofferenza.

La Spesa Media: Oltre 100 Euro al Giorno

Ecco il dato che dovrebbe far riflettere chi si occupa di politiche turistiche: il cicloturista spende in media oltre 100 euro al giorno, contro i 60 euro del turista tradizionale. Non è difficile capire perché: chi viaggia in bici brucia calorie, e quindi mangia e beve di più. Cerca alloggi con servizi specifici — deposito sicuro, officina, colazione abbondante. Spesso acquista prodotti locali da portare a casa come ricordo tangibile del viaggio.

La maggiore propensione alla spesa si combina con una permanenza media superiore. Un cicloturista resta sul territorio più a lungo rispetto al visitatore mordi e fuggi, creando un legame più profondo con le comunità locali. E tende a tornare: chi ha pedalato una volta lungo la Via Francigena o la Ciclovia del Sole difficilmente resiste alla tentazione di esplorare altri tratti.

Per le piccole realtà economiche — agriturismi, trattorie, botteghe artigiane — questo segmento rappresenta un’opportunità concreta di diversificazione. Ho visto paesi dell’entroterra appenninico rinascere grazie al passaggio di cicloturisti, con giovani che tornano ad aprire attività invece di emigrare verso le città.

Le Principali Ciclovie Italiane

L’Italia sta finalmente costruendo una rete di ciclovie all’altezza del suo potenziale. Il sistema nazionale comprende oggi dieci grandi itinerari, per un totale di oltre 5.000 chilometri in vari stadi di completamento. La Ciclovia del Sole, che collega il Brennero alla Sicilia, rappresenta la spina dorsale — anche se molti tratti restano da completare o migliorare.

La VenTo, da Venezia a Torino lungo il Po, è probabilmente l’infrastruttura più avanzata. Oltre 700 chilometri quasi interamente pianeggianti, ideali per famiglie e ciclisti occasionali. L’ho percorsa due anni fa e, pur con qualche tratto ancora provvisorio, offre già un’esperienza di viaggio unica attraverso il cuore produttivo del Paese. Il paesaggio cambia continuamente: dalle lagune venete alle risaie del Piemonte, passando per le golene emiliane e lombarde.

Poi ci sono le ciclovie regionali: il Garda, l’Adige, la costa adriatica dall’Emilia Romagna alle Marche. E percorsi montani di grande suggestione come la Via Claudia Augusta, che ricalca un’antica strada romana dalle Alpi al Mediterraneo. Ogni regione sta investendo, anche se con velocità diverse e risultati disomogenei. Il PNRR ha stanziato 600 milioni per l’infrastruttura ciclabile, ma come vedremo i ritardi nella realizzazione restano un problema serio che rischia di frenare la crescita del settore.

Trend e Prospettive Future

Guardo al futuro del cicloturismo italiano con ottimismo, ma anche con qualche preoccupazione. Il potenziale è enorme: abbiamo paesaggi incomparabili, una tradizione ciclistica centenaria, un patrimonio enogastronomico che tutto il mondo ci invidia. Le condizioni climatiche permettono di pedalare quasi tutto l’anno, almeno nel Centro-Sud. E l’interesse internazionale per l’Italia come destinazione ciclistica non è mai stato così alto.

Ma serve un salto di qualità nelle infrastrutture. Troppe ciclovie restano frammentate, con tratti che costringono a deviazioni su strade trafficate. La segnaletica è spesso carente o contraddittoria. I servizi lungo i percorsi — fontanelle, aree di sosta, officine — sono distribuiti in modo disomogeneo. E la sicurezza stradale resta un tema critico, con numeri di incidenti che dovrebbero allarmare.

Il confronto con paesi come Germania, Olanda o Austria è ancora impietoso sul piano infrastrutturale. Ma il divario si sta riducendo, e la domanda crescente sta spingendo anche il settore privato a investire. Catene alberghiere, tour operator specializzati, produttori di biciclette stanno puntando sull’Italia come destinazione di riferimento per il cicloturismo europeo. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo potenziale in realtà concreta, collegando le infrastrutture esistenti e creando un sistema integrato che faciliti la scoperta del territorio su due ruote. Chi riuscirà a intercettare questa domanda crescente avrà in mano un asset economico di primaria importanza.

Quanto spende un cicloturista in Italia?

Il cicloturista spende in media oltre 100 euro al giorno, quasi il doppio rispetto ai 60 euro del turista tradizionale, grazie a maggiori consumi in ristorazione, alloggio e acquisti di prodotti locali.

Quanti turisti viaggiano in bici in Italia?

Nel 2025 il cicloturismo ha generato circa 49 milioni di pernottamenti in Italia, con un impatto economico complessivo stimato in 6,4 miliardi di euro.