L’anno scorso, durante una cena con un giovane corridore appena passato professionista, mi ha guardato con occhi sgranati quando gli ho chiesto del suo primo stipendio. “Marco, guadagno meno di mia sorella che fa l’impiegata,” mi ha detto. Eppure, nello stesso momento, un certo sloveno firmava un rinnovo da 8 milioni l’anno. Il ciclismo professionistico è un mondo di contrasti estremi, dove la forbice tra chi pedala per la gloria e chi pedala per milioni non è mai stata così ampia. La media del World Tour 2025 si attesta sui 500.000 euro annui, ma dietro questa cifra si nasconde una realtà frammentata che merita di essere esplorata.

Lo Stipendio Medio nel World Tour 2025

Quando parlo di stipendi nel ciclismo, mi trovo spesso a spiegare una distinzione fondamentale che pochi conoscono. Nel World Tour esistono due categorie contrattuali: i lavoratori dipendenti e gli autonomi. Non è una sottigliezza burocratica — cambia tutto. Nel 2025, lo stipendio medio per un corridore del massimo circuito mondiale si aggira sui 500.000 euro lordi annui. Ma questa cifra, presa così, racconta poco.

I corridori con contratto da autonomi — che gestiscono la propria fiscalità e previdenza — percepiscono in media 636.000 euro. Quelli inquadrati come dipendenti, con contributi a carico della squadra, si fermano a 331.000 euro. La differenza è sostanziale: quasi il doppio. Questo spiega perché molti preferiscono la formula autonoma, nonostante comporti maggiori responsabilità nella gestione fiscale.

Ho seguito l’evoluzione di questi numeri negli ultimi sei anni, e il trend è inequivocabile. Il budget complessivo delle 18 squadre World Tour ha raggiunto i 570 milioni di euro nel 2025, con una media di 32 milioni per team. Nel 2021 eravamo a 20 milioni. Una crescita del 60% in quattro anni che si riflette direttamente nelle buste paga dei corridori di punta, mentre per i gregari l’aumento è stato più contenuto.

Il Minimo Sindacale UCI: 44.000 o 72.000 Euro?

Una delle domande che ricevo più frequentemente riguarda lo stipendio minimo. La risposta non è semplice come sembra, e la confusione è comprensibile. L’UCI ha stabilito due soglie diverse per il 2025: 72.404 euro per i corridori autonomi e 44.150 euro per i dipendenti. Perché questa differenza? I dipendenti beneficiano di contributi previdenziali, assicurazioni e tutele che per gli autonomi restano a carico proprio.

Nella pratica, un neoprofessionista italiano che firma il suo primo contratto World Tour con la formula da dipendente porterà a casa poco meno di 2.500 euro netti al mese, tredicesima inclusa. Non esattamente la cifra che il pubblico immagina guardando le grandi corse in televisione. E questo spiega anche perché tanti giovani talenti preferiscano restare nel circuito Continental più a lungo, dove le pressioni sono minori e spesso le condizioni economiche reali non sono poi così distanti.

Quello che molti non sanno è che il minimo UCI rappresenta una conquista relativamente recente. Prima del 2020, non esisteva una soglia obbligatoria, e alcuni corridori del World Tour percepivano stipendi da fame. Ho conosciuto personalmente atleti che nel 2015 firmavano contratti da 25.000 euro annui — cifre che oggi sarebbero illegali nel massimo circuito.

I Top Earner: Pogačar e gli 8 Milioni

Mi trovavo a Nizza quando è trapelata la notizia del rinnovo di Tadej Pogačar con UAE Team Emirates. Otto milioni di euro all’anno fino al 2030. Ho fatto un rapido calcolo mentale: servirebbero 181 corridori al minimo sindacale per eguagliare lo stipendio di un solo uomo. Questo è il ciclismo moderno, dove il divario tra le stelle e il resto del gruppo ha raggiunto proporzioni calcistiche.

Ma Pogačar non è solo. La fascia degli stipendi a sette cifre comprende ormai una decina di corridori. Wout van Aert, Remco Evenepoel, Jonas Vingegaard, Primož Roglič — tutti oltre i 3-4 milioni annui. Gli italiani? In questa classifica siamo quasi assenti. Filippo Ganna rappresenta l’eccezione, con un contratto stimato intorno al milione e mezzo, ma siamo lontani dai vertici.

La logica dietro questi numeri è semplice: i capitani che possono vincere un Grande Giro valgono oro per gli sponsor. Un Tour de France vinto genera visibilità per centinaia di milioni di euro — l’investimento su un fuoriclasse si ripaga ampiamente. Il problema è che questa concentrazione di risorse lascia poco per tutti gli altri.

Quanto Guadagnano i Ciclisti Italiani

La domanda me la pongono spesso: come se la cavano i nostri? La risposta richiede una premessa. L’Italia, con 57 corridori nel World Tour distribuiti in 17 squadre, rappresenta la terza nazione per presenze dopo Francia e Belgio. Ma sul piano degli stipendi, non siamo ai vertici.

Il corridore italiano medio si colloca nella fascia tra 150.000 e 400.000 euro annui. I nomi di punta — Ganna, Milan, Ciccone — superano il mezzo milione. Jonathan Milan, dopo una stagione da 9 vittorie nel 2025, ha certamente rinegoziato al rialzo con Lidl-Trek. Filippo Ganna resta il più pagato, grazie anche ai suoi record e alla sua versatilità tra strada e pista.

C’è però un elemento che penalizza gli italiani rispetto ai colleghi stranieri: la residenza fiscale. La pressione tributaria italiana, tra imposte e contributi, risulta praticamente doppia rispetto a paesi come Belgio, Monaco o Andorra. Non è un caso che molti professionisti italiani abbiano spostato la residenza all’estero — una scelta che incide pesantemente sui budget delle squadre che vogliono ingaggiare talenti tricolori.

Confronto con Altri Sport

Metto spesso il ciclismo a confronto con altri sport professionistici, e i numeri sorprendono sempre. Un corridore World Tour medio guadagna quanto un calciatore di Serie B — non di Serie A, di B. Rispetto alla Formula 1, dove anche i piloti di fondo classifica percepiscono milioni, il gap è abissale.

Eppure il ciclismo richiede sacrifici enormi: 30.000-40.000 chilometri all’anno, diete rigidissime, lontananza dalla famiglia per mesi. Tennis, golf, atletica leggera — in tutti questi sport, a parità di livello competitivo, si guadagna di più. L’unica eccezione positiva riguarda gli sport di squadra minori: un ciclista World Tour se la passa meglio di un giocatore di pallavolo o pallanuoto.

Il motivo di questa disparità? Il ciclismo dipende quasi interamente dagli sponsor, non dai diritti televisivi o dalla vendita di biglietti. E gli sponsor pagano la visibilità — che si concentra sui vincitori, non sul gruppo. Finché questo modello economico non cambierà, gli stipendi resteranno compressi per la maggioranza dei corridori.

Le Variabili che Determinano il Contratto

Dopo sei anni a seguire il ciclismo professionistico, ho capito che lo stipendio finale dipende da una combinazione di fattori. Le vittorie contano, ovviamente, ma non sono l’unico parametro. Un gregario affidabile che porta il capitano ai piedi dell’ultima salita può valere più di un cacciatore di tappe occasionale. La versatilità — saper correre classiche, corse a tappe, cronometro — aumenta il valore di mercato.

Poi c’è il fattore nazionalità. I corridori dei paesi con forti tradizioni ciclistiche — Belgio, Francia, Spagna — attirano sponsor locali, e questo si traduce in contratti migliori. Gli italiani beneficiano di questo effetto, ma meno rispetto ai belgi, dove il ciclismo è lo sport nazionale per eccellenza.

Infine, l’età gioca un ruolo cruciale. Un ventenne con potenziale firma contratti prudenti; un ventottenne al picco della carriera può chiedere cifre ambiziose. Ma dopo i trentadue anni, i rinnovi diventano più complicati, e spesso al ribasso. Il ciclismo è uno sport che consuma rapidamente, e il mercato ne tiene conto.

Qual è lo stipendio minimo di un ciclista World Tour?

Il minimo UCI per il 2025 è di 72.404 euro per i corridori autonomi e 44.150 euro per i dipendenti. La differenza riflette il diverso carico di contributi e tutele tra le due formule contrattuali.

Chi è il ciclista più pagato al mondo?

Tadej Pogačar detiene lo stipendio più alto del ciclismo professionistico con circa 8 milioni di euro annui, frutto del rinnovo con UAE Team Emirates fino al 2030.